mercoledì 5 marzo 2025

Dopo tre anni

C'è stato un tempo nel quale mi piaceva utilizzare i cosidetti social.

Divulgavo ciò che sapevo su la Milano che non esiste più, e mi sembrava sia di soddisfare molte persone, sia di stimolare il mio ego. Tuttavia, dopo aver raggiunto qualche migliaia di persone, mi resi conto che mi stavo impoverendo. I contenuti di ciò che per me era l'oggetto del mio lavoro, si facevano inesorabilmente sempre più sottili ed inconsistenti; non riuscivo a conciliare la mia professione, la mia famiglia, i social e la mia Milano, quella che non è più.

Non ero più in grado di abbeverarmi alla fonte del mio interesse, dato che non avevo letteralmente più tempo: sottratte le ore di lavoro, quelle dedicate alla famiglia, ai doveri di tutti, mi resi conto di non avere più nulla da dire. Più ricevevo complimenti, adulazioni, commenti entusiastici, richieste di interviste, più mi sembrava di tradire, falsificare ciò che era realmente il mio amore: così mi chiesi "cosa ti interessa di più?".

La risposta fu una sola. Una mattina qualcuno polemizzò con me su un aspetto secondario delle mie ricerche; stancamente gli risposi; lui continuò - non risposi cancellando tutti i miei social. Da un minuto all'altro, il lavoro che avevo fatto con tanta fatica - per me socializzare è estremamente faticoso - si dissolse. Sapevo di fare un errore, ma sapevo anche di fare la cosa giusta.

Dopo quell'evento, ripresi le mie ricerche d'archivio con maggiore costanza e lena. Le idee di scrivere qualcosa, prima impossibili per mancanza di tempo, fu possibile; sacrificai le prime del sonno del mattino per concentrarmi nel silenzio certosino e poi recarmi a compiere il mio dovere di padre e compagno. Furono mesi di eccezionale fatica ma di straordinaria gioia. Avrei avuto bisogno di qualcuno che mi aiutasse in alcuni aspetti, lo sapevo, lo chiesi qua e là - ma nessuno poteva e voleva. Niente, avrei fatto da solo, magari imperfettamente, ma da solo.

Elaborai così il mio primo e secondo libro intorno ad un "itinerario" intorno alle strade di Milano alla ricerca dell'edilizia perduta, una sorta di guida per qualcosa non c'è più

Dopo, mi dedicai al libro intorno al Palazzo delle Poste e dei Telegrafi di via Bocchetto, sul quale avevo scritto tanto e disordinatamente. Mettere in ordine quegli appunti è stato spaventoso.

Infine, raccolsi tutti gli scritti spuri che avevo lasciato incompiuti e, in un modo o nell'altro, composi il quarto libro, le mie Cronachette Edilizie.

Soddisfatto? Si e no, perché ogni volta che rileggo qualcosa che scrivo cambio qualcosa, aggiungo, sottraggo, sposto, cancello. 

Se scrivo adesso è per dedicarmi al mio ultimo libro, E uscimmo a rivedere le stelle del cinema.

Un libro intorno alle sale cinematografiche milanesi scomparse - a venti sale per essere precisi. Non amo particolarmente il cinema ed i film - la visione collettiva mi disturba - tuttavia le sale in sé mi affascinano, per questo ho cercato di ricostruire le vicende edilizie di questi edifici, quasi tutti scomparsi, alcuni bellissimi, altri meno, ma non per questo privi di significato. 

Lo so, ciò interessa a me interessa a pochi, perché ciò che non è più come può reggere il confronto con ciò che è? Ma, anche come può cio che è, avere più fascino di ciò che non è? Per me, la ricerca archeologica dei fabbricati milanesi è identica proprio al piacere di colui che scava nel deserto alla ricerca di qualche traccia del passato.

Tutto qui.

Dopo tanto tempo, volevo solo ricordare a me ed a qualcun altro ciò che è accaduto in questi anni.

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